monoFab. L'intervista a Keigo Okusa, progettista della stampante 3D ARM-10.

Dopo l'uscita delle periferiche Roland della serie monoFab, vogliamo farvi conoscere un po' meglio la nuova stampante 3D ARM-10 attraverso le parole del progettista Keigo Okusa.

 

Come prima stampante 3D a tecnologia additiva prodotta da Roland, quale obiettivo ha guidato lo sviluppo di questo prodotto?

Il nostro obiettivo era quello di aggiornare il concetto di “desktop fabriacation”, secondo quelle che sono le necessità di oggi. La comunicazione digitale ha avuto un grande sviluppo negli ultimi anni, soprattutto grazie ad internet.

Questi cambiamenti influenzano notevolmente il modo in cui gli strumenti digitali dovrebbero essere prodotti e utilizzati. La ARM-10 è stata sviluppata per un target ampio, costituito da progettisti, designer, studenti e altri creativi, con l’obiettivo di fornire una periferica a tecnologia additiva che potesse rappresentare un’alternativa alla fresatura.

 

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Dei tanti metodi di stampa additiva disponibili, perchè avete scelto di utilizzare la stereolitografia dotando la vostra ARM-10 di un sistema di proiezione stratificato?

Le nostre periferiche desktop sono concepite con 3 caratteristiche fondamentali: le dimensioni compatte, l’intuitività e la facilità d’uso e il prezzo contenuto. Volevamo produrre una stampante 3D che fosse in grado di realizzare forme complesse con la precisione richiesta nella produzione di prototipi funzionali.

Durante lo sviluppo, abbiamo deciso che il processo di stereolitografia era la soluzione migliore per garantire quel livello di qualità che gli operatori si aspettano dalla nostra azienda.

 

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Puoi raccontarci alcune delle difficoltà che avete dovuto risolvere nel processo di produzione?

La ARM-10 sfrutta il processo di stereolitografia e quello di polimerizzazione. Il sistema di proiezione stratificato permette di riprodurre i dati 3D inseriti nel software strato dopo strato, utilizzando un proiettore UV-LED per polimerizzare la resina.

Non avendo le giuste competenze tecnologiche in questi campi, abbiamo dovuto fare un grande sforzo in termini di ricerca e sviluppo per trovare la soluzione definitiva.

 

Scarica la versione integrale dell’intervista!

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