Pillole di design per Artigiani Tecnologici. Il graphic design

Dopo il primo post sul design dedicato all'Artigiano Tecnologico (e visto anche l'interesse che ha suscitat!) in questo secondo appuntamento tratteremo un altro tema legato al mondo del design, in particolare approfondiremo e vi avvicineremo al mondo del Graphic Design.

Quale ruolo riveste nella nostra quotidianità il graphic design, a cosa serve e che lavoro fanno i designer grafici?

Iniziamo dicendo che la sua mission è quella di comunicare messaggi, siano essi commerciali o semplicemente informativi. Per capirci parliamo di pubblicità televisiva, tabellone degli orari dei treni, visualizzazione di dati e di statistiche, studio di interfacce,  manuali di istruzioni. Ovviamente in ciò includiamo ogni forma di prodotto stampato, manifesti, libri, brochure, grafiche, studio dell'immagine coordinata e molto altro.

Tuttavia l'ubiquità di questa disciplina, in modo paradossale, fa in modo che tutti i non addetti ai lavori ne vengano assorbiti senza coglierne il vero significato e siamo portati a credere che non sia un'attività lavorativa riconosciuta.

Creare un volantino, un logo, una comunicazione commerciale rappresenta un lavoro?

La stessa perplessità che colpi De Niro nel film Heat, quando la donna di cui si innamora le dice di essere una graphic designer, spiegando che disegna copertine di CD, menù per ristoranti, intestazioni e di tutta risposta egli chiede "E si va a scuola per questo?"

Espressione cinematografica che ben rappresenta come molte persone non danno valore al design e alla progettazione che ci circonda.
Per capire meglio, iniziamo dalla storia che da sempre ha visto l'uomo esprimersi attraverso segni grafici per comunicare messaggi. Basti pensare alle pitture rupestri o ai primi esperimenti di stampa perfezionati poi con l'invenzione dei caratteri mobili per la stampa tipografica per opera di Gutenberg.

Consideriamo il carattere mobile, prima espressione di disegno industriale, in quanto esso è un elemento singolo che può essere riprodotto in serie, per creare testi, a loro volta riproducibili in serie. Questo concetto era stato introdotto nel primo post sull'argomento.

Dopo la rivoluzione industriale, le stamperie automatizzate danno riconoscibilità al design grafico. Si aprono le porte al mondo della pubblicità e ai suoi artefatti: volantini, poster, manifesti. Insomma tutto ciò che concorre alla creazione di una grafica coordinata aziendale o legata a comunicazioni sociali.

Per questo gli imprenditori iniziano a circondarsi di consulenti, artisti, designers e architetti e con loro iniziano un percorso legato allo sviluppo dell'identità dei propri brand e più a largo raggio del concetto di corporate identity. in cui il progettista è coinvolto nella progettazione a tutto tondo, per intenderci, dall'edificio, ai prodotti alla grafica coordinata.

Un esempio? Andiamo in Germania e guardiamo alla realtà dell' AEG e della sua collaborazione con l'architetto e designer tedesco Peter Behrens . Egli come consulente artistico fu incaricato dall'azienda di crearne la veste grafica dal logo alla pubblicità alla linea principale dei prodotti.

Passato così alla storia come primo designer industriale, ha focalizzato la sua attività sulla creazione di una Corporate Identity lanciando così la sfida nel resto del mondo.

Ora torniamo in Italia e in particolare guardiamo al Caso Olivetti. Esso èsicuramente testimonianza di una cultura grafica illuminata che l'azienda ha sviluppato negli anni grazie alla collaborazione con numerosi artisti e progettisti per promuovere le sue macchine da scrivere e i propri valori.

Il primo logo Olivetti, disegnato da Camillo Olivetti

La pubblicità per macchina da scrivere Olivetti,1923 Pirovano

Questi primi esempi ci aiutano a capire come negli anni sia cresciuta l'importanza della comunicazione, che oggi trova anche nuove vie di espressione attraverso il web o anche attraverso scelte di marketing orientate sempre più all'utente e alle sue percezione, ma ben pochi si interrogano su come i messaggi che vengono comunicati siano resi efficaci.
Il  primo post Pillole di design per Artigiani Tecnologici ha tentato di definire il design  come uno strumento utile, che ci aiuta a vivere meglio attraverso manufatti progettati, piacevoli alla vista e all'utilizzo. Questo concetto vale ed appartiene anche alla sfera del graphic design.

Una segnaletica ben fatta, interfacce user friendly, infografiche, manuali di istruzione ben progettati, navigazioni web intuitive, sono le attività del buon design grafico che ci guidano senza accorgerci  nelle attività quotidiane siano esse semplici o complesse.

Riflettiamo allora su alcuni esempi di buona comunicazione.



La schematizzazione che Henry C.Beck, usa per rappresentare la mappa per la metropolitana di Londra è un esempio interessante. Il disegnatore pone al centro del suo progetto la riflessione sull'interesse principale del viaggiatore, per cui realizza un progetto grafico incentrato sulla chiarezza della rappresentazione lavorando su linee e angoli a 45°.

La buona comunicazione grafica è quella che dura nel tempo.

Otl Aicher, con il suo sistema di pittogrammi, ha rivoluzionato la comunicazione visiva per mezzo di immagini. A tutt?oggi i simboli, creati per i Giochi Olimpici di Monaco del 1972, accompagnano e facilitano l'orientamento semplificando la comprensione di spazi con un linguaggio internazionale.



L'azione del graphic designer è quindi legata ad un linguaggio fatto di simboli, segni e codici chiari ma spesso anche a giochi di parole e di immagini, che si esprimono attraverso un linguaggio visivo sofisticato, fatto di metafore, accostamenti inusuali, riferimenti ludici e geniali allo stesso tempo.

Celebre è il manifesto del 1981, Eye-Bee-M a cura di Paul Rand, che spezza il logo tradizionale e lo trasforma in rebus seguendo la lezione surrealista di Magritte, secondo il quale le immagini di una cosa, non rappresentano la cosa stessa.Altro esempio illuminante è quello di Armando Milani, in una campagna per le Nazioni Unite. La campagna del WWF Give a Hand to Wild Life, testimonia come il graphic design possa anche avere scopi non commerciali e fornisce il proprio contributo per il bene comune all'insegna di associazioni creative e inusuali.

 

Potremmo dire che il graphic design è, da un lato, una disciplina strutturata che pone come suo unico scopo chiarezza e natura risolutiva, dall'altro è espressione di una nostra cultura umanistica, tipica della pittura e delle arti figurative che rivela il suo lato emotivo.

È fondamentale comprendere che in entrambi i casi è espressione di un processo progettuale da non banalizzare, ma fare proprio affinché la nostra attività di Artigiani Tecnologici sia sempre migliore nel tempo. Non solo, una volta fatta propria, deve essere adeguatamente valorizzata, per non banalizzare il progetto grafico della creazione di una campagna, di una comunicazione visiva o di un logo. Una cosa che noi di Roland non ci feremeremo mai di ribadire.

La valorizzazione della propria essenza, qualunque essa sia, è uno degli ingredienti fondamentali per non essere travolti dalla guerra del prezzo e dalla massificazione del proprio lavoro.

Articolo a cura di Paola Paolini e Vittorio Neri